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La Tradizione Popolare
L’anima di un popolo si rispecchia nel folklore ed attraverso le tradizioni che vengono tramandate da padre in figlio solitamente in forma orale. Tutto ciò che non è scritto naturalmente subisce l’usura del tempo e l’interpretazione di chi apprende e trasmette.
I caratteri della tradizione popolare sono vari, per narrare gesta di eroi autoctoni, scene di vita quotidiana e tutti i fenomeni più importanti della vita come la nascita o la morte, si è ricorso, nello scorrere del tempo, a formule cantate recitate o semplicemente narrate come fatti “realmente accaduti”.
Risulta pressoché impossibile quindi riprodurre in maniera scritta i tratti di una tradizione così vasta e così diversa da quella limitrofa, prima di tutto per l’assoluta forma orale di quest’ultima (non troviamo infatti nessun riferimento cartaceo di cultura popolare nostrana), ed in seconda battuta il fenomeno della globalizzazione e della valorizzazione di lingue culture più “nobili” come ad esempio quella inglese, sta facendo scomparire per sempre quella che è l’identità del mio popolo. Mi limiterò quindi a descrivere quelle che sono le tradizioni e i canti che ancora oggi resistono alla minaccia di un progresso ormai inarrestabile. |
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Il rito funebre Tutti i fenomeni più importanti della vita, dalla nascita alla morte sono da sempre accompagnati da nenie canti e danze. Un tempo in San Marzano erano numerosi i canti funebri e questo tipo di poesia, poiché rappresentazione dell’anima, non è del tutto scomparso resta ancora nel pianto a voce alta soprattutto di alcune donne che narrano in questo modo le virtù e le gesta del caro estinto. Dove ancora si canta sommessamente in lingua albanese si crede ancora nel valore catartico del lamento senza il quale l’anima del defunto gira vagando senza trovare riposo maledicendo i cari che non l’ hanno compianta abbastanza. Ne è esempio la canzone scritta da un sammarzanese, Cosimo Zaccaria, per ricordare la propria madre scomparsa. (Ad onor del vero su questo canto esistono controversie ancora non sedate sulla reale patria potestà!) |
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“KUSH MËMA KA BJERRË”
Edhè çë ndodhë larg ka mua,
Mëma jè , gjitherë me mua,
si krue e gjiallë
Ti jè si nji krue e gjiallë!
Kush mëman ka bierrë
në zëmbra ka zjarrin Rit.
Kush mëman do keti,
I lumturi ka jeti!
Ti u nisër, më Ke llanë vetem,
me tata se qanë me mua
shtëpia u ka bërë e brazër!
Kush mëman ka bierrë … Rit.
Sonte natën kur kam vatër e flinjë,
Unë apritënja të shikinja në gjum
Ke ardhër më ke dëŋ një putye
më ke dënje një putye!
Kush mëman ka bierrë … Rit. Se denja dë të shtrëngonja në gju
Një herë, një herë pa meta!
Mëma ime çë i bukur emri,
çë i bukur emri! |
“Quando si perde la mamma”
Mamma sei sempre con me,
anche se si lontana da me,
tu sei con me come una fontana viva
come una fontana viva!
Chi la mamma ha perduto
ha il fuoco nel cuore, Rit.
chi la mamma avrà,
felice sarà!
Tu sei partita,
col babbo che piange con me;
la casa è diventata vuota,
è diventata vuota!
Chi la mamma …. Rit.
Questa notte sono andato a dormire,
aspettavo di vederti in sogno.
Sei venuta, mi hai dato un bacio,
mi hai dato un bacio!
Chi la mamma …. Rit. Quanto vorrei stringerti al petto,
una volta, una volta ancora
mamma mia che bel nome
che bel nome! |
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Il rito nuziale Differentemente dalle comunità albanofone calabresi quelle pugliesi hanno perso l’identità e la memoria storica della propria cultura etnica, solo San Marzano conserva ancora le tracce del legame con il popolo di Scanderbeg. Come anzidetto, non potendo avvalerci di testimonianze scritte puntuali facciamo riferimento alle risorse della memoria capaci da sempre di richiamare volti ed immagini di una civiltà che è stata.
Come accadeva nella madrepatria, gli albanesi del tarantino manifestavano sentimenti di autentica venerazione per le proprie donne, notoriamente gelosi si impediva a chiunque non del paese di avvicinarle, erano contrari che una loro donna andasse in sposa ad un uomo di razza non albanese. Tutto ciò anche se in modo assai ridotto ancora oggi rimane vivo nell’anima di alcuni uomini sammarzanesi!
Del rito ortodosso in lingua greca non vi è rimasta alcuna traccia in San Marzano mentre compare ancora in alcuni paesi della Calabria. Si notano comunque ancora delle tracce nel festeggiamento nuziale di alcune famiglie.
Parenti ed amici sono invitati alla cerimonia. La strada dove la sposa abita è in festa, si addobba con le più belle coperte, i drappi di seta, fiori e nastri colorati per festeggiare il più bel giorno. Durante i primi otto giorni dopo il matrimonio gli sposi vengono lasciati indisturbati, dopo una settimana essi compiono il dovere di ringraziare personalmente gli amici ed i parenti che hanno partecipato alla festa e che hanno offerto i doni.
Ancora oggi gli anziani usano il detto chiaramente albanese “marën kurorë” ossia prendono corona per significare che due giovani hanno contratto matrimonio, detto questo chiaramente di matrice ortodossa. |
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Një trëndafile
Mbrënda kopsht afër ndhë shtëpi ime
Kanë mbiellërë shumë trëndafila.
Janë të kuqa, të kuqa kullar
Te kuqa afër i zëzëti.
Por jetë një shumë i ndharë,
Nuk është gjthë I bardh,
E kur bie shi dukët si një nuse se gëzim qanë.
Desha te prisja e te ja shpesha nusës ime,
por ajo nuk jetë mbë këtu!
Keshtù me zëmër qanë, kam e parë një trëherë kam hytrë ndhë shtëpi.
Nanì aj trëndafile ja kesh qiellëti. Giuseppe Gallo, 1962 |
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Una rosa
Nell’ orto vicino casa mia
Hanno piantato molte rose.
Ve ne sono di rosse, rosse chiare, rosse che si avvicinano al nero.
Ma ce n’è una molto bella,
non è bianca del tutto,
quando piove sembra una sposa che piange di gioia.
Avrei voluto tagliarla e portarla alla mia donna,
lei però non è più qui!
Così con il cuore che mi piange,l’ho vista ancora una volta e sono entrato in casa.
Ora quella rosa sorride al cielo. |